Tutte le grandi “rive” di Val d’Oca

Pubblicato il 6 aprile 2022

Val D’Oca è il nome di una bellissima collina ricoperta di vigneti a Glera, il vitigno a bacca bianca da cui nasce il celebre Prosecco Superiore docg. È un triangolo fra poche case sparse e una strada che si inerpica a zig zag costeggiando un’albereta per arrivare in cima a una delle colline tipiche delle Prealpi Trevigiane, che qui disegnano un paesaggio unico, eletto dall’UNESCO nel 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità, dove la viticoltura si pratica da un migliaio d’anni. Circa 1.000 sono gli ettari di vigneto curati da generazioni dai 600 soci viticoltori che fanno parte della Cantina Produttori di Valdobbiadene che, nata nel 1952 grazie alla volontà di 129 soci fondatori – contadini nell’Italia del Dopoguerra, animati dalla voglia di ricostruire il territorio e l’economia locale, segnati dalle ferite devastanti della Seconda Guerra Mondiale, oggi è una delle realtà più rappresentative della zona di produzione, nota in tutto il mondo. E dall’inizio degli anni Novanta del Novecento, Val D’Oca è diventato il marchio dei vini prodotti dalla Cantina destinati in esclusiva al canale delle ristorazione. La mission dell’azienda, oggi come alle origini, è ancora quella di valorizzare al meglio la materia prima conferita dai soci, preservandone la qualità, dal lavoro in vigna alla vendemmia, dal conferimento delle uve alla vinificazione, dall’imbottigliamento al calice. Così un sistema d’incentivi premia a ogni vendemmia i viticoltori che hanno raggiunto livelli di qualità delle uve al di sopra dei già rigorosi standard stabiliti dalla cantina.

Premiando l’impegno, la competenza e la collaborazione dei soci, prendono vita etichette d’alta qualità, frutto del lavoro corale di un’impresa che coniuga da sempre un’anima profondamente agricola con una spiccata visione imprenditoriale e di sviluppo sostenibile. E per raggiungere quest’obiettivo, la cantina garantisce a tutti i soci un supporto tecnico continuo con agronomi e professionisti altamente qualificati, affiancandoli in vigna e intervenendo tempestivamente in ogni fase per arrivare alla vendemmia con una materia prima d’altissima qualità.

Dalla vendemmia 2021 tutti i 1.000 ettari di vigneto della Cantina hanno ottenuto la certificazione SQNPI d’agricoltura integrata: un percorso impegnativo che ha richiesto 3 anni d’imponente lavoro anche sul fronte della digitalizzazione delle operazioni. Inoltre, la Cantina Produttori di Valdobbiadene ha ottenuto nel 2019 la certificazione VIVA, standard sviluppato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal Centro di Ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore OPERA (osservatorio europeo per l’agricoltura sostenibile). Nel 2022 è in corso il rinnovo della certificazione VIVA e l’ottenimento della certificazione Equalitas.

La Cantina Produttori di Valdobbiadene raccoglie e trasforma ogni circa 165mila quitali di uva, per il 90% di qualità Glera. Dei quasi 1.000 ettari totali, oltre la metà si estendono nei territori d’eccellenza delle docg Valdobbiadene e Asolo, inclusi i terreni considerati cru, come le “Rive”, termine con cui in dialetto veneto si chiamano i territori in forte pendenza delle colline del Conegliano Valdobbiadene. Piccole parcelle che perciò richiedono un lavoro manuale lungo e faticoso (800 ore/ettaro contro le 150 ore/ettaro della meccanizzazione in pianura), ma le cui uve, raccolte interamente a mano, raggiungono una qualità riconosciuta di livello ancor superiore e per questo indicato in etichetta come unità geografica specifica.

Ogni Riva prende il nome dalla frazione del comune in cui si trova. Una volta l’unica viticoltura esistente a Valdobbiadene era proprio nelle Rive, perché le uve si coltivavano solo in collina. La pianura invece si utilizzava per coltivare mais, frumento e orzo. La Riva fa talmente parte della vita quotidiana degli abitanti del luogo che quando si va in vigna non si dice “vado in vigna”, ma “vado in Riva”. E non si dice “è venuta pioggia nel vigneto”, ma “è venuta pioggia sulla Riva”. Le Rive sono le più difficili da coltivare perché fortemente scoscese. Ed è interessante notare come questi piccoli territori, anche a breve distanza uno dall’altro, sono diversissimi tra loro e come queste differenze si riflettono nel calice.

Tra le Rive ci sono così grandi differenze che riguardano il tipo di terreno che la bravura di ogni agricoltore sta quindi nella capacità di scegliere ogni anno le tecniche agronomiche più adatte, in base al clima che cambia, per valorizzare al meglio le caratteristiche pedologiche del terreno. Sono le loro mani esperte, con gran fatica e ingegno, senza l’ausilio di mezzi meccanici, il cui utilizzo è impedito dalle aree poco accessibili, a far sì che nasca un vino dalla qualità superiore. La proprietà nelle Rive è molto frazionata, infatti possedere 1 o 2 ettari è già tanto. La Cantina Produttori Valdobbiadene vanta vigneti in ben 9 delle 43 Rive, riconosciute dal disciplinare come le microzone più pregiate del Valdobbiadene docg. La Cantina crede talmente tanto in questi speciali terroir che già 12 anni fa produceva le Rive di Colbertaldo, ben prima che arrivasse il riconoscimento ufficiale da parte del Consorzio nell’estate 2019. A oggi, in 5 di queste Rive vengono prodotte 6 etichette, 3 esclusivamente per il canale horeca, a brand Val D’Oca (Rive di Colbertaldo, Rive di Santo Stefano e Rive di San Pietro di Barbozza) e 3 per gdo a brand Cantina Produttori di Valdobbiadene (Rive di Colbertaldo, Rive di Guia e Rive di Col San Martino), oggi il maggior produttore di Prosecco Superiore della categoria Rive nella grande distribuzione.

Seguiteci nel nostro viaggio e vi accompagneremo da una Riva all’altra… Iniziamo con le 3 Rive dedicate a ristoranti e hotel con marchio Val D’Oca, partendo dalle Rive di Colbertaldo, dove le colline raggiungono un’altitudine di 300 metri slm e si presentano come ampi panettoni aperti, ricoperti di vigneti su tutti i lati, tranne quelli esposti a nord. La particolarità di queste Rive è che manca un raccordo tra collina e pianura, dunque troviamo i vigneti in pendenza fino alla via che corre da Pieve di Soligo a Colbertaldo. Il paesaggio ha conservato la sua morfologia originale per merito del lavoro rispettoso dei viticoltori che ha permesso di mantenere un equilibrio importante tra le attività produttive e il territorio, aspetto molto apprezzato da turisti e visitatori. Grazie alla consuetudine dei contadini di non sostituire interamente le viti più vetuste, ma di rimpiazzare solo quelle effettivamente non più produttive, i vigneti di questa zona sono mediamente vecchi.

Il clima è caratterizzato da un’escursione termica tra le temperature massime del giorno e quelle minime della notte superiore di quasi un grado rispetto alle altre zone. Il mix di questi 2 elementi determina le caratteristiche dei vini che ne nascono: eleganti e dall’importante intensità olfattiva con aromi forti quali tropicale e pera, frutti esotici e frutta matura. Come il Rive di Colbertaldo Valdobbiadene Prosecco Superiore docg Extra Dry, brillante e profumato spumante cru dal perlage lento, ordinato, sottile ed elegante. Al naso ricorda il glicine, la mela golden e l’acacia. In bocca è armonico, morbido e lievemente acido, giustamente sapido e persistente. Si abbina a ogni antipasto e ai piatti di pesce, come alle ricette del territorio quali zuppe e risotti.

Ci spostiamo nella frazione di Santo Stefano, dove il suolo è ricco di marne composte da carbonato di calcio e magnesio, che gli conferiscono un colore giallastro. Questi suoli permettono alle radici della vite di penetrare a fondo, fino a raggiungere la roccia madre. L’altitudine varia dai 250 ai 300 metri slm. Se proviamo a immaginare il territorio, dobbiamo pensarlo come un susseguirsi di onde che vanno a delineare i rilievi che scendono da nord a sud per andare a occupare tutte le esposizioni in un modo completo ed emozionante. Il microclima di questa Riva ha temperature medie più alte, favorendo una maggior maturazione dei grappoli. C’è poi un’escursione termica tra il giorno e la notte molto più accentuata, a causa dell’aria fredda che scende dai fianchi del Monte Cesen che, coi suoi 1570 metri d’altitudine, sovrasta Valdobbiadene. Clima e suolo danno uva d’alta qualità con grappoli mediamente più grandi rispetto alla media di altre zone, favorendo così anche una buona quantità nelle annate migliori. Ne nascono vini con note di frutta matura (pera, pesca, albicocca) e una persistente eleganza retrolfattiva. Ed è per questo motivo che la cantina ha scelto di mantenere gli zuccheri molto bassi a 2 grammi/litro, dando così vita a un Extra Brut, cioè il Rive di Santo Stefano Valdobbiadene Prosecco Superiore docg. Nel bicchiere si presenta limpido e brillante. Dal perlage fine e duraturo. Al naso si distingue per le note agrumate, di fiori bianchi e mela verde. In bocca, sebbene il residuo zuccherino sia minimo, è equilibrato, armonico e molto piacevole con una bella persistenza nel finale. Potete abbinarlo ad antipasti e primi piatti oppure utilizzarlo per aperitivi o semplici brindisi d’inizio pasto.

La Riva di San Pietro di Barbozza prende il nome dall’omonima frazione del Comune di Valdobbiadene. Ha una rappresentazione geografica abbastanza ampia con inclinature collinari e pendenze più o meno accentuate, che diventano più dolci verso Valdobbiadene. I terreni, esposti prevalentemente a sud, raggiungono un’altitudine fino a 320 m slm. Qui si registrano escursioni termiche giorno-notte meno accentuate che in altre zone, le temperature diurne sono più costanti e le brezze meno presenti, sia di giorno che di notte. Possiamo dire che il clima è mite. Il paesaggio è estremamente suggestivo, disegnato a perdita d’occhio dalle curve dei filari di vite, interrotte solo da spettacolari alberi, anche questi curati solo a mano, e “casel” e “casere”, testimonianza del passato agricolo: sono i piccoli ricoveri dove i contadini riparavano il bestiame che erano soliti portare in vigna d’estate, a diserbare e concimare naturalmente. Il suolo è costituito principalmente di materiale d’origine fluvioglaciale, ovvero trasportato dai fenomeni di fusione dei ghiacci e di color arrossato. I vini di questa meravigliosa zona hanno sentori floreali di rosa e fruttati di mela verde, pesca e albicocca. Dai selezionati grappoli dorati raccolti a mano su queste colline nasce il Rive di San Pietro di Barboza Brut Valdobbiadene Prosecco Superiore docg. Raffinato, luminoso, dal perlage ordinato ed elegante, che incontra i gusti degli appassionati d’enogastronomia. All’olfatto sono nette le note fruttate, che si uniscono agli aromi floreali tipici del Prosecco. Dall’aroma delicatamente floreale e dal sapore equilibrato e persistente, asciutto e armonico, si abbina con eleganza ad aperitivi, antipasti e primi piatti a base di pesce, come un buon baccalà mantecato alla veneziana o le sarde in saor.

Ed eccoci ora alle 3 Rive dedicate alla grande distribuzione organizzata con marchio Cantina Produttori di Valdobbiadene, di cui una delle 3 è sempre le Rive di Colbertaldo, ma andiamo alla scoperta delle altre 2, continuando il nostro percorso verso nord per arrivare sulla parte più alta del territorio di Valdobbiadene, fino alle Rive di Guia. Qui, alle pendici del Monte Cesen, il territorio si erge con particolare prepotenza. L’altitudine varia dai 300 ai 450 metri slm, le pendenze si fanno molto pronunciate, quasi aggressive. Il territorio è quindi molto difficile da lavorare, il vigneto si strappa alla roccia madre della Scaglia Rossa e del Biancone. È un paesaggio complesso, quanto strepitoso. La professionalità e la fatica del lavoro esclusivamente manuale degli agricoltori qui si fa davvero estrema. La manodopera arriva anche a 800 ore/ettaro l’anno. Le vigne, poi, sono tutte molto vecchie. Questo significa che la qualità del vino è eccezionale, ma che la manutenzione necessaria da parte dell’uomo è tanta e frequente. È una zona fresca, dove la maturazione dei grappoli arriva con 8-10 giorni di ritardo rispetto alla media, quindi la Riva di Guia è spesso quella che chiude la vendemmia. Le uve hanno un tenore d’acidità più elevata e nelle annate molto calde conservano meglio la freschezza. Dai vini emergono note di fiori bianchi, frutta tropicale, pera e pesca-albicocca.

Qui termina il nostro tour tra le Rive, a Col San Martino. Siamo sulla collina più distante dal Monte Cesen, quindi meno soggetta alle correnti fredde. Anche in questo caso le pendenze sono molto marcate e con un’altitudine che varia dai 150 ai 450 metri slm. La pendenza accentuata richiede solo interventi manuali, nessun mezzo riesce ad arrivare, la viticoltura è difficile, eroica. Verso est il territorio si addolcisce, il pendio diminuisce dolcemente verso il basso, tanto da aprirsi e risultare ampio con forme morbide e arrotondate. La vista di queste colline non può che catturare l’attenzione dell’uomo poiché risultano curate finemente dalla mano degli agricoltori. Nel periodo primaverile, le Rive di Col San Martino si presentano con filari talmente ordinati che seguono le linee delle curve dei pendii, come se fosse disegnato emerge un quadro meraviglioso del territorio. Grazie a un’escursione termica inferiore alla media, l’uva ha profumi di frutta matura. I vini di Col San Martino si distinguono per una particolare finezza olfattiva, buona intensità e gradevolezza. La composizione aromatica fa emergere note di pesca, fiori e mela verde. “Dietro ogni etichetta c’è il lungo e faticoso lavoro dei nostri soci, ma anche il prezioso contributo naturale di un territorio unico, meraviglioso e difficile”.

E in occasione di Vinitaly 2022, la Cantina Produttori di Valdobbiadene presenterà una nuova etichetta di questa tipologia, nata dalle uve provenienti dalla Riva di San Giovanni, che prende il nome dall’omonima frazione in cui ha sede la Cantina. Un modo per ribadire l’impegno verso la produzione più rappresentativa del territorio, celebrando il 70° anniversario dalla fondazione, che ricorre proprio nel 2022.